Tuesday, 18 June 2013

Pitti, via al primo test del menswear

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Pitti, via al primo test del menswear
Una cartina di tornasole per valutare lo stato dell’arte della moda maschile made in Italy. Questa volta, forse più che mai, Pitti immagine uomo avrà proprio la funzione di essere un test del mercato italiano, gravemente penalizzato anche dall’assenza di una primavera meteorologica, e di quello internazionale. L’84ª edizione della manifestazione fiorentina che prende il via oggi per concludersi venerdì servirà infatti a capire in quale direzione muoversi nei prossimi sei mesi. Tra progetti speciali, eventi e anteprime, saranno 1.010 in totale i marchi che presenteranno in Fortezza, di cui 370 provenienti dall’estero, insieme alle 70 collezioni di Pitti W, che per la prima volta entreranno in Fortezza da Basso su una superficie complessiva di 59 mila metri quadrati. Con l’auspicio che si presenti davvero all’orizzonte una nuova stagione di ripresa. Come ha spiegato in questa intervista a MFF Raffaello Napoleone, ad di Pitti immagine. Qual è lo spirito con cui si apre questa edizione di Pitti immagine uomo e quali sono le aspettative vostre e degli espositori? Le aspettative sono molto alte perché usciamo da una situazione difficile, in particolare per il mercato interno che ha subito un duro contraccolpo a causa del contesto economico difficile, sommato alle condizioni meteorologiche sfavorevoli. Pitti immagine uomo sarà, questa volta più che mai, una cartina di tornasole dello stato d’animo e delle attese delle imprese del made in Italy. Lo specchio vitale e pulsante di una realtà davvero complessa. E non escludiamo sorprese positive, come nel caso di quanto accaduto durante l’ultimo appuntamento con Modaprima che ha visto i visitatori italiani in crescita del 16%. Era un segnale inatteso. Ma nel settore moda spesso si vivono queste dinamiche. Per quanto riguarda l’estero, invece, possiamo dirci già soddisfatti perché le preregistrazioni hanno confermato un incremento di buyer e stampa internazionali. In termini di espositori, invece, avete registrato un calo? Ci attestiamo grosso modo su un numero stabile di aziende espositrici. Qualche defezione c’è stata ma esattamente come succede ogni stagione. Ci sono marchi che ne sono andati e altri che faranno il loro debutto in Fortezza da Basso... è la norma. Quali sono le principali novità di questa edizione? Sono diverse, dalla presenza della Turchia come guest nation, segnale importante per il Paese mediterraneo così duramente afflitto da disordini, fino al passaggio del Pitti W in Fortezza per agevolare gli spostamenti logistici dei visitatori. Senza poi dimenticare gli eventi, come quelli degli special guest Damir Doma e Kolor, e il tema Vroom Pitti Vroom, fil rouge della rassegna, che sta avendo grandi riscontri. E poi i giovani. Da Milano, con Armani, a voi di Pitti, la moda italiana sta facendo tanto per promuovere i new talents… Quella di Giorgio Armani (vedere MFF del 6 giugno) è stata una risposta intelligente a un bisogno di rinnovamento della moda italiana e ci lusinga il fatto che sia stato scelto proprio Andrea Pompilio, che si è costruito anche grazie alla sua presenza a Pitti italics. Molti sono i giovani, italiani e internazionali, che negli anni sono passati da Firenze e che hanno lasciato un segno tangibile nel mondo della moda. Oggi, tra Pitti italics e il concorso Who’s on next? uomo, questo percorso prosegue con determinazione. Quali iniziative di promozione all’estero avete in atto? In primis, la speciale iniziativa Isetan-Tokyo che è un esempio di azione di Pitti all’estero. A partire da questa estate, ogni stagione il department store giapponese ospiterà nel suo edificio 190 marchi partecipanti al salone. Qual è il ruolo di un evento come Pitti immagine in un momento economico così complesso? Mettere le aziende nelle condizioni di entrare in contatto con i mercati più vitali a livello internazionale. Un lavoro che stiamo portando avanti anche con e-Pitti, la fiera digitale pensata per ampliare e prolungare la durata della fiera fisica. Novità di giugno è il lancio dell’edizione in russo, che aprirà una nuova fetta di mercato. Londra vi sta ancora tallonando con eventi a ridosso di Pitti immagine uomo e proprio nella giornata odierna ci sarà a tutti gli effetti una sovrapposizione (oggi si chiudono le sfilate di London collections: men, iniziate domenica, con gli eventi di Burberry e Tom Ford, ndr). Come giudica questo problema? La questione chiave di Londra sono proprio le date, in particolare a gennaio a causa della vicinanza con le festività. Credo che questo appuntamento, come quello con un eventuale mormorata fashion week al maschile a New York, siano un positivo segno di dinamismo. In particolare, l’evento londinese è un elemento di forza per l’Europa. Credo comunque che sia necessario ancora testare bene la forza di London collections: men a livello di mercato. Al momento i maggiori riscontri si sono avuti in termini di immagine. Ma ogni iniziativa in questo momento va vista con un sguardo positivo.




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